๐๏ธ Da Luglio ad Agosto | Domenicaโฐ dalle 18:00 alle 20:00
***๐๐จ๐ง ๐ฅ๐ ๐๐๐ฉ๐ฉ๐๐ฅ๐ฅ๐ ๐๐๐ฅ๐ฅ๐ ๐๐ง๐ญ๐ข๐๐ก๐ ๐ฌ๐๐ฉ๐จ๐ฅ๐ญ๐ฎ๐ซ๐ (๐๐ง๐ง๐จ ๐๐๐๐)
*** ๐ ๐ฅ๐ ๐ฌ๐๐ฅ๐ ๐๐ฌ๐ฉ๐จ๐ฌ๐ข๐ญ๐ข๐ฏ๐ (๐๐ฉ๐๐ซ๐ ๐๐๐ฅ ๐๐๐๐๐ ๐๐ฅ ๐๐ ๐๐๐๐จ๐ฅ๐จ)
๐ ๐๐ข๐ ๐๐ข๐จ ๐๐, ๐๐ – ๐๐๐ซ๐ญ๐ ๐๐ฅ๐ญ๐ ๐๐๐ฅ ๐๐ฎ๐๐ซ๐ญ๐ข๐๐ซ๐ ๐๐๐๐ข๐จ๐๐ฏ๐๐ฅ๐
LA TERRASANTA DI SAN DOMENICO
La Cappella delle Sepolture della Confraternita del SS. Rosario in Gaeta
Anno 1747
La Confraternita del SS. Rosario, eretta canonicamente il 4 settembre 1607, aveva il proprio oratorio nel convento di San Domenico, mentre nellโomonima chiesa avevano sede la cappella per le celebrazioni e diverse sepolture per i propri adepti.
Dalla โPlatea della Venerabile Confraternita โฆโ (1761) si legge che nel 1747, previo consenso dei Domenicani e dopo la deliberazione del pio sodalizio, venne edificata una nuova cappella funeraria sotto la sacrestia della chiesa. Il 22 ottobre 1747 il Vescovo di Gaeta, Gennaro Carmignani (1738-1770), consacrรฒ la Terra Santa. Si accedeva alla struttura attraverso una scala dallโinterno della chiesa passando nellโambiente a destra della cappella.
Ogni anno la Confraternita eleggeva due deputati per la Terra Santa, i quali dovevano sovrintendere al rispetto delle regole, aggiornare un registro dei morti e apporre le epigrafi sulle sepolture. Il SS. Rosario aveva i sacrestani che, tra gli altri compiti, dovevano occuparsi del seppellimento dei confratelli.
A seguito delle vicissitudini dellโassedio del 1806 e dellโoccupazione francese, la chiesa, il convento e la Terra Santa furono requisiti divenendo beni ad uso del governo. Nel contempo, la Confraternita si trasferรฌ nella vicina chiesa di San Tommaso Apostolo, dove tuttโora risiede.
Lโaccesso alla Terra Santa dalla chiesa venne murato e la cappella rimase isolata e quindi non venne ne demolita ne depredata. Nel 1853 il Priore della Confraternita avviรฒ unโazione verso il re Ferdinando II per riacquisire la proprietร della Terra Santa in funzione delle enormi spese sostenute per la realizzazione del luogo di sepoltura. Il 21 ottobre 1853 il Genio scrive al priore restituendo la Terra Santa alla Confraternita. Nel giro di pochi giorni i confratelli si adoperarono per la costruzione della scala e il 2 novembre 1853 venne celebrata presso la cappella la festa dei morti. Negli anni successivi la cappella venne sempre officiata e il 4 novembre 1920, previa approvazione diocesana, il Priore della Congrega scrisse al Padre Generale dei Frati Minori a Roma per poter installare le 14 stazioni della Via Crucis allโinterno della Terra Santa con relative indulgenze. Oggi di quelle formelle resta traccia in alcune crocette lignee presenti sui muri della cappella. Purtroppo, dopo qualche anno, la cappella e il giardino vennero utilizzati a vario titolo da privati, oltre a subire vilipendi ed espoliazioni. Negli ultimi tempi, grazie allโinteressamento del Priore Renato Satriano, la struttura รจ stata inserita in un progetto di recupero che vede oggi un primo traguardo.
Allโinterno, tra gli oltre settanta teschi esposti, ne figurano alcuni con una lamina metallica a forma di croce applicata sulla parte frontale, probabilmente il segno distintivo degli ecclesiastici. La novitร maggiormente interessante dei lavori di pulizia dellโambiente รจ la riscoperta di unโepigrafe del 1861 posta su una teca in legno probabilmente da riferirsi ad una mummia di bambino oggi scomparsa.
Lโiscrizione, dipinta sul coperchio della teca, รจ rimasta obliterata sotto uno spesso strato di polvere e sottili calcinacci. Secondo una tradizione orale, il corpicino mummificato posto allโinterno della teca veniva โaccuditoโ dai familiari, che periodicamente ne rinnovavano anche i vestiti. Da qualche decennio la piccola mummia รจ scomparsa, ma nella teca sono rimasti una serie di oggetti: un cuscino imbottito di foglie, una cuffia con il bordo ricamato, una ghirlanda di fiori finti per i capelli, vari elementi dellโabitino e le calze.
Lโiscrizione sul coperchio della teca fa riferimento a Peppino Conte, figlio di Vincenzo e Luigia Sasso, morto il 12 febbraio 1861, il giorno prima della resa di Gaeta. Volendo fare un riscontro archivistico, non si conservano allโanagrafe del comune i registri di morte di quellโanno, mentre i libri delle parrocchie di Gaeta medievale sono confluiti nellโarchivio della Cattedrale.
Nel Mortuorum Liber della oggi soppressa parrocchia di Santa Lucia (1719 – 1877) รจ presente unโaddenda relativa ai bambini (1753 – 1880): il parroco Antonio Giordano registra che il 13 marzo 1861 โJoseph Conteโ di anni 4, nellโabitazione del padre, rese lโanima a Dio. La discrepanza di data tra il documento dโarchivio e lโiscrizione sulla teca si risolve attraverso un ripensamento di colui che ha dipinto il testo sulla piccola bara, infatti sono ben evidenti le correzioni: sotto la parola โFEBBRAIOโ si intravede la parola abrasa โMARZOโ. Un altro refuso nellโepigrafe รจ lโaccento sulla E dipinto per errore.
Non sappiamo se il citato corpicino mummificato fosse di Peppino Conte, ma probabilmente se nella teca fosse stato sostituito il defunto, avrebbero provveduto a modificarne le generalitร sul coperchio.
Le motivazioni per cui questo bambino sia stato mummificato ed esposto allโinterno della cappella (contravvenendo alle leggi in vigore) non sono rintracciabili.
Di Giuseppe Conte si riscontra, presso lโanagrafe comunale, lโatto di nascita del 19 marzo 1858, mentre nel Liber Baptizatorum di Santa Lucia (1813 – 1871), al medesimo giorno si legge il battesimo di Joseph Franciscus Maria Conte. Di conseguenza lโindicazione nel registro dei 4 anni di etร allโepoca della morte รจ inesatta.
Facendo riferimento agli atti di archivio, lโepigrafe posta sulla teca presenta un ulteriore errore: Peppino Conte รจ figlio di Aloysius Vincentius Camillius, probabilmente chiamato in maniera convenzionale con il secondo nome e quindi anche sulla bara viene indicato Vincenzo. Il padre di Peppino viene battezzato, sempre nella Parrocchia di Santa Lucia, il 1 marzo 1825. Dal medesimo registro risulta anche il battesimo della mamma, Aloysia Leonarda Giuseppa Sasso, il 20 dicembre 1831.
I resti mortali esposti nella Terrasanta sono uno spunto di riflessione sulla caducitร della vita, sulle vanitร terrene e sullโinutilitร dellโattaccamento degli uomini alle fattezze esteriori: โMemento moriโ.
